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Inulina

Indice

    1. Cos’è l’inulina?
    2. Qual’è l’origine dell’inulina?
    3. Usi industiali dell’inulina
      1. Wurstel di Francoforte
      2. Wurstel di fegato e patè
      3. Salame
    4. Usi medici dell’inulina
    5. Principali proprietà e benefici dell’inulina
    6. La sua partecipazione negli alimenti funzionali
    7. Altre sostanze con effetto prebiotico
    8. Quali sono gli alimenti che contengono più inulina
      1. Tupinambur
      2. Cicoria
      3. Porro, cipolla e aglio
      4. Asparagi
      5. Banana
      6. Orzo e Segale
      7. Estratto di dente di leone
      8. Succo e miele d’agave
    9. Come assumere l’inulina
    10. Trattamento per combattere quadri di gastriti o coliti
    11. Trattamenti per ridurre il colesterolo, trigliceridi o per dimagrire
    12. Trattamento della stitichezza
    13. Trattamento del diabete
    14. L’inulina d’agave
    15. Possibili effetti collaterali e controindicazioni dell’inulina

Cos’è l’inulina?

L’inulina può essere definita come un carboidrato di riserva energetica con caratteristiche strutturali e funzionali di fibra solubile, che la differenzia da quelli, come l’amido, che mancano di questa particolare struttura che, come vedremo lungo l’articolo, implica una importanza basilare nella funzione dell’inulina all’interno dell’organismo.

Se approfondiamo un poco la sua naturalezza chimica, diremo che appartiene alla famiglia dei composti denominati fruttani o fruttosani.

Questi sono i polisaccaridi non strutturali più abbondanti in natura (sono contenuti in piante, funghi e batteri) e sono catalogati come oligosaccaridi, cioè, raggruppamenti semplici di poche molecole di zuccheri semplici. La loro molecola, molto idrosolubile, la integrano catene non ramificate formate da una cifra fra le 40 e le 100 molecole di fruttosio (lo zucchero semplice fà da nucleo della sua composizione).

Qual’è l’origine dell’inulina?

Fù isolata e purificata come sostanza agli inizi del XIX secolo, a partire dalla specie Inula helenium (comunemente enula campana), una pianta di foglia perenne, con profilo di erba rigida, molto estesa nelle isole britanniche, sud e centro di Europa e Asia.

Più di 36 000 specie hanno in comune la presenza di inulina come carboidrato di riserva, che dà l’idea dell’importanza che ha per il metabolismo vegetale.

La maggior parte delle specie vegetali che possiedono distaccati contenuti di inulina non lo fanno nella loro parte vegetativa, ovvero, gambo, foglie, ma nella parte ipogea o sotterranea (radice, bulbo, tubero, rizoma…). Di questo sono eccezioni le appartenenti alla famiglia delle graminacee, che imagazzinano alti contenuti nelle loro strutture verdi, sebbene questo le penalizzi in quanto ad efficacia dell’estrazione con fini industriali.

Di fatti, non abbondano le piante che si possano considerare adatte per l’approvvigionamento industriale come fonte di fruttosani. Se andiamo indietro di dieci anni, ricorderemo che l’inulina era possibile ottenerla solamente a partire dal topinambur (pianta tuberosa affine al girasole) e cicoria, con chiaro predominio di quest’ultima.

Usi industiali dell’inulina

Alimenti con inulina

Indipendentemente dalle sue attitudini alimentari, la cui analisi è il principale proposito di questo articolo, l’inulina è un composto ampliamente riconosciuto nell’industria alimentare per i suoi attributi tecnologici.

Fra le altre possibilità, è idonea come miglioratore della composizione e stabilità degli alimenti molto differenti tra loro come i prodotti caseari, le paste cotte al forno, i cereali processati e anche alcuni prodotti di carne trattati con il calore come possono essere i prosciutti.

La domanda del consumatore và a poco a poco virando verso prodotti light ma che a loro volta mantengano un sapore squisito, obiettivo raggiungibile in buona misura ricorrendo all'inulina. Di fatti, i prodotti insaccati che la includono la incorporano come sostituto dei grassi saturi mantenendo il gusto intatto e il loro basso contenuto in grassi li rende molto più sani.

Per questo, è crescente l’incorporazione dell’inulina come ingrediente, non come additivo, in processi di elaborazione di vari alimenti, cercando nella sua inclusione effetti diversi come muovere i grassi saturi, specialmente nei prodotti di carne, caseari e gelati, che allo stesso tempo contribuiscono a ridurre il loro costo di produzione, o conferire un sapore leggermente dolce agli alimenti che lo richiedano (non dimentichiamo che la loro base chimica sono gli zuccheri semplici).

Concretamente, l’inulina rappresenta una eccellente opzione per poter introdurre più carne magra ribassando il contenuto in grassi di salsiccia, salame e altri prodotti di carne.

Questa operazione di sostituzione del grasso con magro, in principio, si ripercuoterà negativamente nel palato o nella sensazione in bocca generata dagli alimenti, ma è proprio l’inuilina che lo impedisce. Come? Semplicemente, sulla base della formazione di un gel a contatto con l'acqua e sottoposta a un taglio che solleva la pressione di taglio.

Questo gel conferisce al prodotto finito una composizione in bocca completamente paragonabile a quella prodotta da globuli grassi sostituiti.

Questa attitudine tecnologica dell’inulina la differenza marcatamente dalle fibre insolubili, in quanto può sostituire il grasso grazie alla sua capacità di immobilizzazione dell’acqua durante la formazione del gel, del quale esse mancano. Un altro vantaggio in più è non interferire nel sapore grazie alla sua neutralità in questo aspetto.

Di conseguenza, parliamo di un campo di azione molto fruttifero per l’industria della carne, visto che, inoltre si tratta di una sostanza di facilissima manipolazione, tecnologicamente parlando, e che migliora la struttura del prodotto finale, risultando in alcuni processi un fattore di incremento della produzione.

Ma approfondiamo un poco quello che rappresenta l’impiego dell’inulina in alcuni prodotti insaccati:

Wurstel di Francoforte

Senza alterare la struttura del suo processo di elaborazione e aggiustandosi alla sua composizione classica, è un fatto consumato la riduzione al 5% del contenuto grasso dei wurstel tipo Francoforte mediante il rimpiazzo del grasso con ingredienti magri.

Questo risultato va associato ad una conservazione della sensazione in bocca della genuinità di questo alimento, qualcosa che è possibile con l’inclusione dell’inulina in una concentrazione del 5% nella massa del prodotto. Dall’latro lato, il desiderio di questa sostanza di acqua permette un aumento dell’aggiunta di ghiaccio in misura di due chili per chilo di inulina.

Wurstel di fegato e patè

A questi prodotti, l’inulina apporta una eccellente untuosità che migliora la loro possibilità di essere spalmati sul pane. La relativa rilevanza tecnologica in essi è tale che il tenore di grasso del prodotto finale non supera il 10%, ottenendosi a base dell’incorporazione nel processo di fabbricazione di un gel preparato con doppia quantità di acqua rispetto all'inulina.

Salame

Il fatto che la superficie del salame al taglio venga caratterizzata da particelle macroscopiche di grasso limita un poco le opzioni dell’inulina in questo prodotto. D’altro canto, la stabilità microbiologica di questo alimento richiede bassi valori di attività-acqua (è l’acqua disponibile, cioè, non legata chimicamente alle molecole grandi), che a sua volta condiziona la quantità di acqua che si può aggiungere per la formazione del gel. Ma si è dimostrato sperimentalmente che l’inuilina migliora la struttura del salame, essendo possibile produrlo con un 12% di materia grassa.

Usi medici dell’inulina

L’inulina accumula già una lunga carriera nella pratica di misurazione di un parametro clinico denominato indice di filtrazione glomerulare, utile per estrarre i dati sulla capacità renale di volume sanguigneo filtrato per unità di tempo. A questo scopo, ha una speciale capacità di essere refrattaria all'azione degradante degli enzimi. Questa caratteristica produce una filtrazione di praticamente il 100% nel glomerulo renale, senza riassorbimento o escrezione.

Nell’ambito terapeutico, si è proposto di regolare la sua somministrazione in trattamenti specifici contro patologie come il morbo di Crohn, colite ulcerosa, ipercolesterolemia primaria e stitichezza cronica.

Principali proprietà e benefici dell’inulina

Ci troviamo di fronte ad una sostanza naturale con un potenziale ingente in quanto al suo contributo sul benessere e la salute di persone in diverse situazioni di partenza. Snoccioleremo i suoi contributi più significativi.

Promuove il peristaltismo intestinale, basicamente al livello del colon, dunque arriva all’intestino praticamente intatta. Questo origina una regolazione del transito del bolo fecale attraverso il tratto digestivo, al quale aiuta anche la sua condizione di stimolante della crescita della flora intestinale. Questa funzione esercita la sua condizione di prebiotico, in quanto diminuisce il pH del mezzo e costituisce un substrato eccellente per lo sviluppo dei microorganismi benefici, con menzione speciale di quelli chiamati bifidobatteri e dei lattobacilli.

È particolarmente efficace per il controllo delle fermentazioni intestinali anomale, riducendo di conseguenza le flatulenze.

Migliora l’assorbimento intestinale di alcuni di quelli considerati macrominerali, come il calcio, il magnesio e il fosforo. Fissando l’attenzione sul primo di questi, sembra controverso che interviene nel mantenimento di una densità appropriata nella matrice delle ossa, circostanza di somma importanza nello sviluppo dell’osteoporosi.

Da questo effetto ipercalcemiante può trarsi la conclusione che si renda consigliabile l’assunzione regolare in bambini (particolarmente interessante per assicurare una corretta mineralizzazione ossea), adolescenti, donne incinte e persone di età avanzata.

Aiuta a stabilizzare il ritmo di sintesi dell’insulina e, di conseguenza, il livello di questa e il glucosio nel sangue, qualcosa che le conferisce un ruolo importante nel controllo e la prevenzione del diabete.

Inulina e la flora intestinale

A sua volta, è uno strumento efficace per tenere a bada i livelli di colesterolo (fondamentalmente del LDL, comunemente chiamato “colesterolo cattivo”) e inibire l’accumulo di trigliceridi a livello epatico. Per questo, può agire come coadiuvante nella strategia di prevenzione del rischio di soffrire arteriosclerosi e le susseguenti malattie cardiache e ictus.

Ottimizza l’assorbimento delle vitamine, principalmente quelle del gruppo B, il cui intervento nell’organismo comprende quasi la totalità delle sue funzioni.

Il suo valore energetico è povero (la metabolizzazione di un grammo di inulina fornisce 1,5 kilocalorie), per cui può dirsi che è perfettamente accessibile nel momento di pianificare diete orientate alla perdita di peso.

In persone obese, una assunzione adeguata di inulina può modificare favorevolmente la popolazione della flora batterica intestinale, che può rappresentare un punto di partenza per iniziare la perdita di peso e mitigare il rischio di finire con l’essere vittima del diabete, per il cui scatenamento l’obesità agisce come fattore predisponente (all’interno di un folto gruppo).

Una seconda via di controllo del diabete di tipo II potrebbe essere attraverso l’effetto antiossidante diretto esercitato dall’inulina. Si considera che il cosiddetto stress ossidativo provocato da una prolungata azione di alti livelli di insulina circolante nel flusso sanguigneo risulta un fattore determinante per lo sviluppo del diabete e delle complicazioni inerenti allo stesso. Sembra che l’inulina sia capace di neutralizzare questo fenomeno per il suo potere antiossidante.

Due sono le conseguenze prioritarie che occorre evidenziare assicurando un approvvigionamento alimentare sufficiente di questo fruttosano: la garanzia di un sistema immunitario forte e una maggiore fluidità del tratto gastrointestinale, dalla cui sinergia segue un freno all’accumulo di sostanze tossiche nell’organismo.

La sua partecipazione negli alimenti funzionali

Si intendono per alimenti funzionali quelli che per la loro composizione apportano all’organismo sostanze che risultano necessarie per mantenere un buono stato di salute. Sono sottoposti ad una regolamentazione legale da parte delle istituzioni dell’Unione Europea responsabili delle competenze in relazione alla difesa dei consumatori. Di fatti, l’inulina è riconosciuta come sostanza sicura dagli organismi di controllo ufficiali degli alimenti datando la sua autorizzazione nel 2007 per l’inclusione nei processi alimentari in Europa.

La lista di questo gruppo di alimenti è molto lunga e i loro profili nutrizionali coprono uno spettro molto diverso, in quanto ognuno può contenere diversi principi attivi che gli conferiscono questa caratteristica peculiare.

Fra i principi accettati legalmente come propri di un alimento funzionale si trova l’inulina. Da questo si evince che qualsiasi alimento pronto per il consumo, che sia naturale o elaborato, per il semplice fatto di contenere un minimo di inulina nella sua composizione è considerato un alimento funzionale.

Altre sostanze con effetto prebiotico

Fra gli oligosaccaridi considerati attualmente come funzionali, troviamo:

  • Oligosaccaridi: contenuti in proteaginose come la soia, fra i quali possiamo citare il raffinosio e lo stachiosio.
  • Isomaltooligosaccaridi: sono estratti da un processo di idrolisi dell’amido che si trova in abbondanza nei grani dei cereali e nei tuberi; possiamo beneficiarne consumando alimenti fermentati come il miso di riso (preparato con soia e riso integrale) o il sake (bibita alcolica di origine giapponese a base di riso).
  • Galattooligosaccaridi: sono sostanze che si ottengono a partire dal galattosio (uno zucchero) del latte.
  • Lattulosio: a sua volta ottenuto dal latte, in questo caso mediante un trattamento del lattosio ad alte temperature.

Quali sono gli alimenti che contengono più inulina

Nel momento di selezionare una lista di alimenti con i quali ci possiamo assicurare una buona somministrazione di questo oligosaccaride fibroso, il ventaglio dal quale scegliere non sembra eccessivamente ampio, ma in ogni caso può risultare sufficiente.

Vediamo alcuni esempi.

Tupinambur

Alimenti con inulina

Questo ortaggio, conosciuto anche come rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme o girasole del Canada, è una variante del girasole (appartiene al suo stesso genere) e può raggiungere i 3 metri di altezza.

Si coltiva per ottenere il suo tubero, dalla buccia giallastra o violacea e carne bianca e il cui sapore assomiglia in qualche modo a quallo del carciofo o a quello del tartufo.

Il carciofo di Gerusalemme si caratterizza nutrizionalmente perchè l’inulina rappresenta fra il 14 e il 20% del suo peso, dato che la posiziona come un alimento stella nell’approvigionamento di questo nutriente.

Come riferimento, si pensi che il carciofo normale raggiunge un massimo dell’8% del suo peso in inulina.

Cicoria

Come si è detto all’inizio dell’articolo, la radice di cicoria è la principale fonte di inulina, insieme al tupinambur, per l’industria alimentare. Il percentuale di partecipazione dell’inulina nella sua composizione è molto simile a quello del tupinambur, per cui condivide la leadership come fonte di questa fibra naturale.

Ovviamente, la radice di cicoria non è una materia prima di facile trattamento in cucina, ma questo non dovrebbe essere un ostacolo nell’utilizzarla come alimento visto che ci sono alimenti trasformati che la contengono, ad esempio alcune barrette consumabili come snacki, che ci permettono di beneficiare inoltre delle proprietà dell'inulina.

Porro, cipolla e aglio

I bulbi di queste tre piante, imparentate fra loro, sono eccellenti fonti naturali di inulina. Non a caso, fra un 3 e un 10% del peso del porro, dal 2 al 6 nel caso della cipolla e dal 9 al 16 nell’aglio sono le percentuali di presenza dell’inulina. Per questo non dobbiamo disprezzare, nel momento di preparare stufati, zuppe e salse, l’inclusione di questi ingredienti di lusso, in quanto non solo servono per aumentare la quantità di inulina nella nostra dieta, ma che assistono molte altre proprietà nutrizionali che non possiamo perdere.

Asparagi

Sebbene dotato di altre caratteristiche alla vista, appartiene alla stessa famiglia dei tre precedenti, le liliacee. È un ortaggio molto abbondante in minerali di alto valore metabolico, folato e, ovviamente, in inulina, con approssimativamente un 3%. Da ciò si deriva un fatto ampiamente conosciuto: l’assunzione regolare di asparagi fomenta la popolazione di questi batteri benefici che nel colon competono per la loro crescita, in spazio e nutrienti con i patogeni causanti le malattie.

Banana

Alimenti ricchi in inulina

Questo frutto fornisce quantità di inulina sensibilmente inferiori agli alimenti che comandano questa lista, in quanto la quantità è circa di uno 0,7%. Conseguentemente, l’effetto prebiotico delle banane è relativamente scarso se lo mettiamo a confronto con la radice di cicoria e il tupinambur, ma non si deve dimenticare il suo contributo ad aumentare l’apporto di inulina.

Orzo e Segale

Si tratta di due cereali la cui giustificazione per essere presenti nella lista viene dallo 0,5-1% di questo oligosaccaride nella composizione del grano di segale, che aumenta all’1-1,5% nell’orzo. Una buona formula per incorporare inulina nell’organismo utilizzando questa fonte naturale sarà consumare pane realizzato con farina di segale. Inoltre, molte barrette destinate a fare parte di diete per il controllo del peso li contengono fra i loro ingredienti.

Estratto di dente di leone

Pianta erbacea perenne che possiamo vedere assiduamente in prati e giardini, fino ad essere confusa a volte per una erbaccia.

Ampiamente distribuita in Europa, possiede eccezionali qualità nutrizionali, fra le quali si trova la sua ricchezza in flavonoidi ma anche in inulina, presente nella radice, che è ricca anche in levulina. Il suo estratto secco (ogni grammo di estratto necessita di 5 grammi di pianta) apporta 120mg di questo fruttosano per dose giornaliera raccomandata. Si può consumare anche in capsule, una presentazione che facilita la dosificazione.

Succo e miele d’agave

È una pianta arbustiva di aspetto globoso, che può arrivare a contenere da un 18 ad un 22% di inulina nella sua composizione; all’inizio della fioritura si raccoglie per estrarla. Quello che si consuma è un succo d’agave concentrato e disidratato. Può utilizzarsi anche per produrre miele d’agave, sottoponendo a trattamento termico questo succo in modo che si frazionino le catene di fruttosio.

Come assumere l’inulina

Una volta descritti gli enormi benefici che apporta questa sostanza, è facile capire che sia consigliabile sia presente in una dieta equilibrata.

Il fatto che alimenti che si trovano a portata di mano in qualsiasi cucina, come la cipolla, l’aglio, il porro, siano delle sue principali fonti naturali, facilita enormemente la sua entrata nei menù quotidiani.

L’estratto della radice di cicoria può comparire anche nella formulazione di alcuni complementi vitaminici e integratori indicati per diete di perdita di peso.

In ogni caso, anche tenendo conto che l’inulina può comportarsi come un grande alleato per la salute, la decisione di ricorrere al consumo abituale di inulina processata (cioè non proveniente da alimenti tal quali) rende sempre consigliabile un consulto con il medico o il farmacista per ricevere i consigli opportuni sulla quantità che sia raccomandabile assumere. Con questo si può evitare che una sostanza in partenza così virtuosa finisca producendo, per esempio, episodi diarreici per un sovraconsumo.

Per l’acquisizione di qualche preparato di sintesi arricchito con inulina, la cosa migliore è dirigersi in qualche stabilimento specializzato in prodotti organici. Generalmente si trovano presentazioni in polvere, il cui consumo ammette diverse forme:

Trattamento per combattere quadri di gastriti o coliti

Una tazza da té di camomilla a digiuno, alla quale aggiungere una cucchiaiata di polvere di inulina senza aggiungere nessun edulcorante, nè naturale nè sintetico. Deve associarsi questo trattamento con l’assunzione di due litri d’acqua al giorno evitando le bibite zuccherate.

Trattamenti per ridurre il colesterolo, trigliceridi o per dimagrire

Una infusione di dente di leone, con un cucchiaino di polvere di inulina, evitando di ingerire zuccheri, farine bianche e latte di vacca e bevendo due litri d’acqua al giorno. Da realizzare due volte: una a digiuno e l’altra di sera.

Trattamento della stitichezza

La stitichezza è un problema di salute che non deve essere considerato minore, in quanto genera un importante accumulo di tossine.

Una infusione giornaliera di semi di lino aggiunta ad una cucchiaiata di inulina è ideale affinchè il transito intestinale torni alla normalità.

Preferibilmente, per due giorni si devono diminuire gli alimenti solidi alla papaya, per incorporare a poco a poco vegetali crudi o al vapore. Ed è importante annullare dalla dieta, per almeno un mese, le carni rosse e di pollame, le farine, gli zuccheri raffinati e gli insaccati. L’integrazione con 15 grammi di inulina al giorno migliora la qualità della vita delle persone anziane che ne soffrano.

Trattamento del diabete

È comprovato che l’inulina libera l’organismo da bruschi cambiamenti dei livelli di insulina, in quanto la sostanza che si genera principalmente nella sua metabolizzazione è il fruttosio, che non esercita come stimolante della sintesi dell’insulina e la cui successiva trasformazione in glucosio ha luogo nel fegato secondo un processo metabolico conosciuto come gluconeogenesi.

Inoltre, può anche essere trasformata in grasso mediante la cosiddetta lipogenesi, sebbene questo fenomeno non dipende dall’intervento dell’insulina per raggiungere le cellule. Per tutto ciò, l’inulina ha un posto eccezionale nella dieta dei diabetici, sebbene è consigliabile consultare il medico prima di pianificare l’assunzione di integratori.

L’inulina d’agave

È un interessante integratore alimentare, che si vende tanto in negozi specializzati in prodotti dietetici e naturali come in supermercati. Si ottiene mediante l’agave essiccata, la stessa pianta a partire dalla quale si produce la tequila.

Può impiegarsi anche come ingrediente per realizzare dolci, in quanto funziona come umettante o ritentore di umidità. Si può anche aggiungere a succhi, frullati e bibite di ogni tipo.

Possibili effetti collaterali e controindicazioni dell’inulina

Come è logico, l’inulina non è una sostanza che manca di situazioni nelle quali è sconsigliata, in quanto alcune persone possono essere sensibili a questa. Per esempio, può provocare reazioni avverse in persone affette dalla sindrome di cattivo assorbimento di fruttosio, per le quali l’inuilina può essere un problema, per cui si debe limitare la sua assunzione a mezzo grammo.

La sua condizione di fibra solubile dà luogo a fermentazioni nell’intestino crasso che può essere causa di sofferenza di gas, gonfiori, disturbi addominali o diarrea.

Pertanto, si consiglia che la sua integrazione nella dieta sia graduale per fare ambientare l’intestino. È consigliabile farsi accompagnare da un professionista per evitare conseguenze indesiderate.

In conclusione, assumere un minimo di cinque grammi di inulina nell’alimentazione giornaliera come minimo garantisce avere buone digestioni contemporaneamente ad evitare la sgradevole sensazione di ventre gonfio. Vi sono opzioni a favore della correzione fino a 40 grammi al giorno, ma fra 10 e 14 grammi dovrebbero bastare pèr essere partecipi delle sue eccellenze.

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